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La scandalosa decisione del governo indiano sullo 'stupro' scuote il Paese

Il governo indiano si è opposto alle petizioni che richiedono di considerare lo stupro coniugale come un reato, sostenendo che le leggi attuali proteggano già adeguatamente le donne sposate. La richiesta di modifica legislativa, discussa presso la Corte Suprema, si è scontrata con l'argomentazione del governo secondo cui il matrimonio è un'"istituzione sociale" e che criminalizzare lo stupro all'interno di esso influirebbe negativamente sulla relazione coniugale.

La scandalosa decisione del governo indiano sullo 'stupro' scuote il Paese

Il governo indiano si è opposto alle petizioni presentate alla Corte Suprema che richiedono di considerare lo stupro coniugale come un reato.

In una dichiarazione rilasciata dal Ministero dell'Interno federale si legge: "Non possiamo affermare che un uomo abbia il diritto fondamentale di costringere la propria moglie a un rapporto sessuale, tuttavia disponiamo di leggi sufficienti per proteggere le donne sposate dalla violenza sessuale. Il reato in questione è piuttosto severo ed eccessivo".

La Corte Suprema sta discutendo le petizioni in cui si richiede la modifica della legge che stabilisce che un uomo non può essere processato per stupro all'interno del matrimonio.

Secondo una ricerca condotta in India, la violenza coniugale è diffusa nel Paese e una donna su 25 subisce violenza sessuale da parte del proprio marito.

Nella dichiarazione di 49 pagine presentata dal governo alla Corte Suprema, è stato affermato che il matrimonio è una "relazione di classe diversa" e che possiede un "intero ecosistema" composto da leggi, diritti e obblighi.

'POTREBBE PORTARE A GRAVI DETERIORAMENTI NELL'ISTITUZIONE MATRIMONIALE'

È stato inoltre espresso che considerare lo stupro coniugale come un reato "potrebbe influenzare seriamente la relazione coniugale e portare a gravi deterioramenti nell'istituzione del matrimonio".

Nel rapporto si aggiunge inoltre che nel matrimonio "persiste l'aspettativa di un ragionevole accesso sessuale da parte del coniuge" e che esistono già leggi vigenti che proteggono i diritti delle donne sposate, riguardanti la violenza domestica, le molestie sessuali e le aggressioni.

Il Ministero dell'Interno, sottolineando che il matrimonio è un'istituzione sociale, ha affermato che la questione sollevata nelle petizioni è più sociale che giuridica e che, pertanto, l'autorità di definire le politiche dovrebbe essere lasciata al Parlamento.


Fonte della notizia: 12punto

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