La richiesta di rendere pubblici i documenti su Epstein respinta per la terza volta
Negli Stati Uniti, un giudice federale ha respinto la richiesta di rendere pubblici i verbali del gran giurì e le prove relative al caso di Jeffrey Epstein. Si tratta della terza volta che tale istanza viene respinta da un magistrato.
Negli Stati Uniti, la richiesta di rendere pubblici i verbali del gran giurì e le prove relative all'inchiesta sul miliardario Jeffrey Epstein, accusato di aver creato una rete di abusi sessuali su minori e trovato morto in carcere, è stata respinta per la terza volta. Il giudice federale di New York, Richard Berman, ha negato l'istanza del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti volta a pubblicare i documenti del gran giurì, finora rimasti segreti. Nella sua decisione, Berman ha affermato: "Le informazioni contenute nei verbali del gran giurì su Epstein sono irrilevanti rispetto alle informazioni e ai materiali sull'inchiesta Epstein già in possesso del Dipartimento di Giustizia".
Berman ha definito la richiesta del governo in tal senso come "un tentativo di distogliere l'attenzione dalla mole dei documenti complessivi", citando inoltre le potenziali minacce alla sicurezza e alla privacy delle vittime come una giustificazione convincente per mantenere i registri riservati.
IL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA MANTIENE IL SILENZIO
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha evitato di commentare la decisione di Berman. Il verdetto giunge dopo le promesse fatte in precedenza da alti esponenti dell'amministrazione del Presidente Donald Trump, secondo cui i documenti su Epstein sarebbero stati resi pubblici.
Lo scorso maggio, il Dipartimento di Giustizia aveva fatto marcia indietro sulla promessa di rivelare nuove informazioni sul caso Epstein, e il 7 luglio aveva comunicato, tramite una nota non firmata, che non avrebbe pubblicato ulteriori documenti. Questa situazione ha scatenato l'indignazione non solo dei Democratici, ma anche dell'opinione pubblica e persino della base politica di Trump.
LA RICHIESTA ERA STATA RESPINTA GIÀ 2 VOLTE
I tentativi di aprire i fascicoli su Epstein si erano già scontrati in precedenza con ostacoli giudiziari. L'11 agosto, il giudice federale di New York Paul Engelmayer aveva respinto la richiesta di rendere pubblici i documenti relativi al caso di Ghislaine Maxwell, motivando la decisione con il fatto che fosse "basata su argomentazioni errate" e "contraria all'interesse pubblico". Anche un tribunale federale in Florida non aveva approvato la richiesta del Dipartimento di Giustizia di rimuovere i sigilli dai documenti del gran giurì.
Con quest'ultima decisione, sale a tre il numero dei giudici federali che hanno negato la pubblicazione dei documenti del gran giurì relativi al caso Epstein.
Ghislaine Maxwell, nota per essere stata socia di Epstein per molti anni, era stata condannata a 20 anni di carcere per aver abusato sessualmente di ragazze minorenni. Sono ancora in corso i lavori di trascrizione delle 10 ore di registrazione audio ottenute dall'incontro di due giorni tenutosi lo scorso luglio in Florida tra il vice procuratore generale Todd Blanche e la Maxwell.
ERA STATO SOSTENUTO CHE IL NOME DI TRUMP APPARISSE NEL CASO
L'imprenditore statunitense Elon Musk, in una disputa sui social media con il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, aveva sostenuto che il nome di Trump fosse presente nei documenti del miliardario statunitense Jeffrey Epstein, che includono la rete di abusi sessuali e prostituzione, e che per questo motivo i fascicoli non venissero resi pubblici.
Il Wall Street Journal aveva invece sostenuto che Trump avesse inviato a Epstein una lettera oscena per il suo 50° compleanno nel 2003. Si ipotizzava che nella lettera, in cui appariva il nome di Trump, fosse presente "un testo di una conversazione immaginaria tra Trump ed Epstein all'interno della sagoma di una donna nuda disegnata a mano con una penna spessa". Si sosteneva che nel testo vi fosse un riferimento del tipo "Gli enigmi non invecchiano mai" e le frasi "L'amicizia è una cosa meravigliosa. Buon compleanno e che ogni giorno sia un altro meraviglioso segreto". Trump ha intentato una causa da 10 miliardi di dollari contro il Wall Street Journal e il suo proprietario Rupert Murdoch a causa dell'articolo.
L'imprenditore miliardario statunitense Jeffrey Epstein era stato inviato in carcere dopo essere comparso davanti a un tribunale federale a New York il 6 luglio 2019, con l'accusa di aver abusato sessualmente di decine di ragazze minorenni tra il 2002 e il 2005. Epstein si era suicidato il 10 agosto 2019 nel carcere in cui era detenuto. I legami di Epstein, che aveva attirato ragazze in trappola creando una rete di prostituzione, con nomi di fama mondiale come attori e politici, avevano suscitato grandi reazioni in tutto il mondo.
Fonte della notizia: 12punto
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