La CEDU respinge il ricorso contro il divieto del velo in Belgio
La Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha respinto il ricorso presentato contro il divieto di indossare il velo nelle scuole medie della regione fiamminga del Belgio, stabilendo che tale misura non viola la "libertà di pensiero, di coscienza e di religione".
Secondo quanto comunicato dalla CEDU, è stata emessa la sentenza definitiva in merito al ricorso presentato da 3 cittadine belghe di fede musulmana, nate tra il 2001 e il 2004 e residenti a Maasmechelen, contro il divieto di indossare il velo nelle scuole medie della regione fiamminga.
La Corte, a maggioranza, ha stabilito che "il ricorso è irricevibile".
Nelle motivazioni della sentenza si legge: "La Corte ha rilevato che, nel caso di specie, il divieto contestato non riguardava esclusivamente il velo islamico, ma veniva applicato indistintamente a tutti i simboli religiosi visibili."
La Corte ha affermato che il divieto del velo è "proporzionato agli obiettivi perseguiti, come la protezione dei diritti e delle libertà altrui e dell'ordine pubblico, e pertanto è 'necessario in una società democratica'", concludendo che non vi è stata alcuna violazione della "libertà di pensiero, di coscienza e di religione".
COSA ERA SUCCESSO?
Il Consiglio dell'istruzione della Comunità fiamminga (GO) in Belgio aveva annunciato nel 2009 la decisione di vietare il velo in tutte le scuole pubbliche sotto la sua giurisdizione nella parte fiamminga del Paese.
La causa intentata nel 2017 da 11 genitori contro il divieto del velo si era conclusa a favore degli studenti; il Tribunale di primo grado di Tongeren, in Belgio, aveva stabilito che il divieto del velo imposto dalle regole scolastiche nella regione di Maasmechelen era contrario alle libertà religiose.
Nel 2019, la corte d'appello belga aveva annullato la sentenza del Tribunale di primo grado di Tongeren che aveva revocato il divieto del velo nelle scuole fiamminghe della regione di Maasmechelen.
Nel 2020, le 3 studentesse belghe si erano rivolte alla CEDU sostenendo che il divieto violasse il "rispetto della vita privata", la "libertà di pensiero, di coscienza e di religione", la "libertà di espressione", il "diritto all'istruzione" e il "divieto di discriminazione".
Fonte della notizia: 12punto
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