Il tribunale ha deciso per Google: non dovrà vendere Chrome
Il tribunale distrettuale di Washington DC ha emesso la sua sentenza in merito alla richiesta del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti di costringere Google a vendere Chrome.
Nella sentenza è stato comunicato che l'azienda non sarà costretta a cedere Chrome e che il tribunale non includerà nella sua decisione finale la cessione condizionata del sistema operativo Android.
Nella decisione, in cui si sottolinea che Google non utilizza questi asset per applicare alcuna restrizione illegale, viene affermato che i querelanti hanno "esagerato" nel richiedere la cessione forzata di tali beni.
Nella sentenza è stato specificato che l'azienda non è tenuta a interrompere i pagamenti effettuati ai partner di distribuzione per il precaricamento o l'inserimento di alcune sue applicazioni sui dispositivi.
Nella decisione, che impone all'azienda di condividere determinati dati sull'indice di ricerca e sull'interazione degli utenti con i concorrenti qualificati, è stato osservato che ciò favorirà la concorrenza.
CAUSA ANTITRUST
In una dichiarazione rilasciata dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti il 24 gennaio 2023, era stato annunciato che era stata intentata una causa "antitrust" contro Google presso il tribunale distrettuale del Distretto Orientale della Virginia, insieme ai procuratori generali degli stati di California, Colorado, Connecticut, New Jersey, New York, Rhode Island, Tennessee e Virginia.
Nella dichiarazione, in cui si afferma che l'azienda ha monopolizzato numerosi prodotti tecnologici per la pubblicità digitale, è stato sostenuto che Google abbia utilizzato metodi anticoncorrenziali, escludenti e illegali per eliminare o ridurre significativamente qualsiasi minaccia al suo dominio nel settore.
Nella dichiarazione, in cui viene spiegato che negli ultimi 15 anni Google ha neutralizzato o eliminato i concorrenti nel campo della tecnologia pubblicitaria attraverso acquisizioni, è stato riferito che l'azienda ha utilizzato il suo dominio nel mercato della pubblicità digitale per costringere più editori e inserzionisti a utilizzare i propri prodotti, impedendo l'uso di prodotti concorrenti.
Fonte della notizia: 12punto
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