Emergono i costi economici della tensione tra Israele e Iran
Si stima che le operazioni militari di Israele contro l'Iran abbiano imposto un pesante onere economico al Paese e che un nuovo conflitto potrebbe comportare costi nell'ordine dei miliardi di dollari.
Gli attacchi di Israele contro l'Iran, iniziati il 13 giugno dello scorso anno, hanno creato un serio onere finanziario per l'economia del Paese. Secondo le recenti analisi condotte in Israele, solo le operazioni militari dell'ultimo anno sono costate 20 miliardi di shekel, ovvero circa 6,4 miliardi di dollari. Esperti di sicurezza ed ex consulenti militari avvertono che, in caso di un nuovo possibile conflitto, queste cifre potrebbero aumentare notevolmente.
Reem Aminoach, ex consulente economico del Capo di Stato Maggiore israeliano, ha sottolineato nella sua valutazione che anche nello scenario in cui non scoppiasse una guerra, si pagherebbe comunque un prezzo elevato: "Lo scenario relativamente meno costoso è che Israele non lanci alcun attacco". Secondo Aminoach, solo il mantenimento dei sistemi di difesa e le misure di sicurezza richiedono una spesa militare compresa tra 7 e 10 miliardi di shekel (da 2,2 a 3,2 miliardi di dollari), e questa è una cifra che emerge anche senza alcun conflitto.
Allo stesso modo, anche Sasson Haddad, un altro ex consulente dello Stato Maggiore, ha sottolineato che un'operazione militare simile a quella dello scorso anno potrebbe generare un costo aggiuntivo compreso tra 15 e 25 miliardi di shekel (da 4,8 a 8 miliardi di dollari). Nelle dichiarazioni è stato sottolineato che questi costi calcolati coprono solo le spese militari, mentre l'aspetto civile comporta un onere aggiuntivo. In altre parole, il carico totale, includendo i danni civili e gli impatti sociali, può arrivare fino a 30 miliardi di shekel (circa 9,8 miliardi di dollari).
Recentemente, mentre sulla scena internazionale si susseguono dure dichiarazioni reciproche riguardo alla possibilità che gli Stati Uniti possano lanciare un attacco contro l'Iran, l'amministrazione israeliana ha annunciato di essere pronta a ogni evenienza.
Nel frattempo, il leader iraniano Ali Khamenei, in una dichiarazione rilasciata oggi, ha affermato che se gli Stati Uniti dovessero attaccare il suo Paese, il conflitto non rimarrebbe limitato ai due Paesi, ma si trasformerebbe in una guerra regionale. Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, dal canto suo, ha aumentato la tensione dichiarando che risponderanno duramente a qualsiasi attacco proveniente dall'Iran.
Durante il processo di negoziati sul nucleare proseguito per tutto lo scorso anno, Israele aveva condotto attacchi contro obiettivi sia militari che civili in varie città iraniane il 13 giugno 2025. Gli Stati Uniti, che sostengono Israele, avevano invece condotto il 22 giugno un'operazione contro gli impianti nucleari iraniani di Natanz, Fordo e Isfahan, denominata in codice "Martello di Mezzanotte". È stato riferito che in questa operazione sono state utilizzate bombe "bunker buster" presenti solo nell'inventario statunitense.
Mentre il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito l'attacco un "grande successo", le prime analisi dei danni trapelate alla stampa hanno mostrato che, sebbene gli attacchi non abbiano completamente disattivato il programma nucleare iraniano, lo hanno comunque rallentato di alcuni mesi.
Fonte della notizia: 12punto
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