Dura reazione all'iniziativa di pace in Iran: richiesta di pena di morte per Rouhani e Zarif
Negli ultimi sviluppi in Iran, l'ex presidente Hassan Rouhani e l'ex ministro degli Esteri Javad Zarif, i cui appelli a raggiungere un accordo con gli Stati Uniti hanno avuto una grande risonanza nell'opinione pubblica, si sono scontrati con violente reazioni da parte di ambienti vicini al regime. Gruppi radicali hanno chiesto che i due vengano etichettati come "traditori" e hanno invocato la pena di morte.
L'ex ministro degli Esteri Javad Zarif, in un articolo pubblicato sulla rivista Foreign Affairs, ha suggerito che l'Iran dovrebbe stipulare un accordo che ponga fine ai conflitti e protegga i propri interessi. Pur ammettendo di aver esitato a condividere queste opinioni sui social media, Zarif ha sottolineato la necessità di porre fine al conflitto in un modo che sia conforme agli interessi dell'Iran.
In seguito alle sue dichiarazioni, in vari punti del Paese sono apparsi striscioni che prendevano di mira i due esponenti. Sugli striscioni, Rouhani e Zarif sono stati dichiarati "traditori" e sono stati lanciati appelli affinché la magistratura intervenga per giustiziarli.
DICHIARAZIONI A CASCATA DAI SOSTENITORI DEL REGIME
Saeed Haddadian, noto per la sua linea dura e per la sua vicinanza alla guida suprema dell'Iran, Ali Khamenei, ha definito Zarif una "spia", concedendogli tre giorni di tempo per ritrattare le sue parole. Haddadian ha minacciato di adottare contromisure in caso contrario.
Hossein Shariatmadari, caporedattore del quotidiano Kayhan, noto per le sue pubblicazioni in linea con la retorica ufficiale, ha descritto le dichiarazioni di Zarif e Rouhani come una "sottomissione ai nemici dell'Iran". Shariatmadari ha sostenuto che gli organi giudiziari debbano intervenire contro queste persone.
Fonte della notizia: 12punto
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