Archiviato in Italia il caso contro la premier Meloni sul 'signore della guerra libico'
In Italia, il tribunale ha archiviato il caso aperto contro la premier Giorgia Meloni in relazione al rilascio del signore della guerra libico Osama Elmasry Njeem, destinatario di un mandato di cattura internazionale emesso dalla Corte Penale Internazionale (CPI).
In Italia si è registrato un nuovo sviluppo nel procedimento avviato dai magistrati nei confronti della premier Giorgia Meloni, del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, del Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, in merito al fermo e al successivo rilascio in Italia del signore della guerra libico Osama Elmasry Njeem, ricercato dalla Corte Penale Internazionale (CPI).
Il tribunale ha archiviato il caso contro la premier Meloni. Meloni era accusata, nello stesso procedimento, di favoreggiamento e abuso di fondi pubblici.
In una dichiarazione rilasciata dopo la decisione, Meloni ha affermato: "I giudici hanno archiviato il caso solo nei miei confronti", precisando che seguiranno l'evolversi del procedimento ancora in corso contro il Ministro della Giustizia Nordio, il Ministro dell'Interno Piantedosi e il Sottosegretario Mantovano. Meloni ha aggiunto: "Sostengo che questo governo, sotto la mia guida, abbia agito in modo coeso. Ogni decisione, specialmente una così importante, è stata presa di comune accordo. Pertanto, chiedere che vengano processati Piantedosi, Nordio e Mantovano e non io è assurdo".
IL SIGNORE DELLA GUERRA LIBICO ERA STATO RILASCIATO
La CPI, che indaga sulle accuse relative a gravi crimini commessi in Libia dalla guerra civile del 2011, aveva emesso un mandato di cattura contro Njeem con l'accusa di essere responsabile di omicidi, torture e stupri ai danni di detenuti in Libia.
I magistrati avevano avviato l'azione legale dopo che Njeem, fermato lo scorso gennaio a Torino, era stato rilasciato e successivamente rimpatriato in Libia con un volo di Stato italiano.
Il Ministro della Giustizia Nordio aveva dichiarato che il mandato di cattura emesso dalla CPI contro Njeem conteneva errori e imprecisioni, rendendo inevitabile il suo rilascio, definendo il documento "pieno di inesattezze, lacune, incongruenze e conclusioni contraddittorie". Il Ministro Nordio aveva inoltre sottolineato l'esistenza di una "incertezza" riguardo al periodo in cui Njeem avrebbe commesso i presunti crimini, rilevando che nel documento si ipotizzava l'inizio dei reati nel febbraio 2011, per poi indicare successivamente il febbraio 2015.
Fonte della notizia: İHA
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