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Il verbale di contravvenzione condiviso sui social media è considerato un 'reato'

La Corte di Cassazione ha stabilito che la condivisione sui social media di un verbale di contravvenzione contenente i dati personali del pubblico ufficiale che ha applicato la sanzione rientra nel reato di "diffusione o acquisizione illecita di dati".

Il verbale di contravvenzione condiviso sui social media è considerato un 'reato'

La 12ª Sezione Penale della Corte di Cassazione ha stabilito che la pubblicazione sui social media di verbali di contravvenzione contenenti i dati identificativi di pubblici ufficiali è illegittima. In questo contesto, è stata annullata la sentenza di assoluzione emessa nei confronti di una persona che aveva condiviso tali documenti sui social media. L'Alta Corte ha ritenuto che tale condivisione costituisca il reato di "diffusione o acquisizione illecita di dati".

L'episodio oggetto della sentenza si è verificato ad Antalya. Un pubblico ufficiale ha inflitto una sanzione amministrativa a un cittadino, consegnandogli il verbale ufficiale redatto. Tuttavia, la persona sanzionata ha fotografato il documento, rendendo chiaramente visibili il nome, il cognome, il numero di matricola e la firma dell'agente, e lo ha pubblicato sul proprio profilo Facebook personale.

Accortosi che nella condivisione non era stata effettuata alcuna operazione di oscuramento dei dati personali, il pubblico ufficiale ha adito le vie legali. A seguito della denuncia, la persona contro cui è stato aperto il procedimento è stata condannata in primo grado a 2 anni e 1 mese di reclusione. L'accusa si basava sull'articolo relativo alla "diffusione o acquisizione illecita di dati".

L'imputato ha tuttavia presentato appello contro tale decisione. La 11ª Sezione Penale del Tribunale Regionale di Antalya ha annullato la sentenza del tribunale di primo grado, ritenendo che "gli elementi costitutivi del reato non fossero presenti", e ha disposto l'assoluzione dell'imputato.

A seguito dei ricorsi, il fascicolo è giunto alla Corte di Cassazione. La 12ª Sezione Penale della Corte di Cassazione, esaminando il ricorso, ha invalidato la decisione della corte d'appello e ha stabilito che debba essere inflitta una nuova condanna. In questo modo, la sentenza di assoluzione è stata annullata.

MOTIVAZIONE DELLA SENTENZA

Nella sentenza della Corte di Cassazione si afferma che l'imputato ha pubblicato sul proprio account social l'immagine del verbale di contravvenzione contenente il nome, il numero di matricola e la firma del pubblico ufficiale querelante. Nella decisione si legge: "È illegittimo che, senza considerare che il reato di diffusione o acquisizione illecita di dati è stato provato nei confronti dell'imputato che ha condiviso le informazioni, le quali costituiscono dati personali, senza oscurarle, e che non vi è alcuna inesattezza nell'accettazione del reato da parte del tribunale di primo grado, sia stata emessa una sentenza di assoluzione basata su una valutazione errata delle prove e su motivazioni non conformi al contenuto del fascicolo".


Fonte della notizia: AA