Pericolo 200 dollari per il prezzo del petrolio: colosso dell'energia annuncia un collasso sistemico
La crescente tensione nello Stretto di Hormuz spinge al rialzo i prezzi del petrolio, mentre TotalEnergies, una delle principali aziende del settore energetico, avverte che è iniziato un grave collasso su scala globale.
Il petrolio Brent del Mare del Nord ha superato i 116 dollari, mentre il greggio americano WTI ha oltrepassato la soglia dei 100 dollari, gettando i mercati globali nel timore. A causa della crisi nella regione, la possibilità che il petrolio raggiunga i 200 dollari al barile diventa ogni giorno più concreta, e gli esperti temono che l'aumento dei prezzi possa destabilizzare gli equilibri economici.
Le interruzioni nello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% dell'offerta globale di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL), stanno colpendo profondamente la catena di approvvigionamento mondiale. Si segnala un deficit giornaliero di 9 milioni di barili di petrolio, una cifra che equivale al consumo totale giornaliero di molti paesi europei.
SE DURA 3-4 MESI IL SISTEMA CROLLERÀ
L'amministratore delegato di TotalEnergies, Patrick Pouyanné, ha avvertito: "Se questa crisi dovesse continuare per 3-4 mesi, ci troveremmo di fronte al rischio di un collasso sistemico per il mondo intero". Mentre è già difficile gestire l'attuale fascia di prezzo tra i 110 e i 116 dollari, i mercati temono che i prezzi possano sfuggire a ogni controllo.

Anche negli Stati Uniti, funzionari e analisti hanno iniziato a ipotizzare che i prezzi del greggio potrebbero salire a 200 dollari al barile. Gli analisti di mercato di Commerzbank hanno sottolineato che la preoccupazione principale va oltre lo shock inflazionistico a breve termine, evidenziando come una carenza energetica persistente, unita alla stagnazione economica, stia aumentando il rischio di una "stagflazione" globale.
NUOVE MISURE E CALO DELLA DOMANDA IN ASIA
A causa dell'aumento dei prezzi e della riduzione dell'offerta, alcuni paesi asiatici stanno introducendo restrizioni sulla distribuzione del petrolio. Si osserva che il carburante viene razionato, il consumo regolamentato e le scorte strategiche aumentate. Nella regione, la domanda di greggio è già diminuita di 2 milioni di barili al giorno, mentre il prezzo dei prodotti raffinati come il diesel e il carburante per aerei ha superato in alcune aree i 200 dollari al barile, causando un grave aumento dei costi di trasporto e logistica.
La contrazione energetica nell'economia sta colpendo molti settori attraverso effetti a catena. In particolare, il petrolio e il gas naturale non sono solo fondamentali per i trasporti, ma rappresentano input essenziali in molti ambiti produttivi, dalla plastica ai prodotti chimici fino ai fertilizzanti. Con l'avvicinarsi della primavera, gli agricoltori iniziano ad avere difficoltà nel reperire fertilizzanti, una situazione considerata presagio di ulteriori aumenti dei prezzi alimentari globali.
Il presidente dell'American Petroleum Institute, Mike Sommers, riassume l'attuale scenario con queste parole: "Le opzioni per mitigare i danni e lo spazio di manovra si stanno esaurendo rapidamente".
Fonte della notizia: 12punto
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