L'uscita di Trump sullo Stretto di Hormuz scuote i mercati globali
L'impegno del presidente degli Stati Uniti Trump a proteggere le rotte energetiche nello Stretto di Hormuz ha parzialmente frenato i forti movimenti sui mercati, ma le fluttuazioni sono continuate in molti settori, dalle azioni globali ai prezzi dell'energia.
Le misure che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump intende adottare per garantire la sicurezza del commercio marittimo nello Stretto di Hormuz hanno creato un sollievo di breve durata sui mercati globali. L'indice S&P 500, che durante la giornata era sceso fino al 2,5%, ha recuperato parte delle perdite verso la chiusura, terminando la giornata con un calo inferiore all'1%. Tuttavia, nel mercato petrolifero, sebbene la velocità dell'aumento del petrolio Brent sia diminuita, la volatilità è proseguita; il prezzo al barile è sceso al livello di 80 dollari nelle contrattazioni post-chiusura.
Secondo la valutazione di Adam Turnquist di LPL Financial, gli sviluppi indicano che la pressione sull'inflazione è parzialmente diminuita con la riduzione della probabilità di un grande shock nell'offerta globale di petrolio. In questo contesto, i rendimenti dei titoli del Tesoro USA hanno limitato la loro ascesa; il tasso di rendimento del decennale è salito ieri di 2 punti base.
AUMENTA IL PETROLIO BRENT
L'approccio sviluppato da Trump sull'assicurazione delle petroliere che attraversano lo Stretto di Hormuz e sulla loro protezione tramite scorta militare ha causato fluttuazioni istantanee nei mercati energetici. Il petrolio Brent ha registrato il suo balzo più grande dal 2020, con un notevole aumento del 12% in due giorni, superando gli 82 dollari al barile. Tuttavia, con le ultime transazioni, questo aumento è sceso al livello dell'1,6%. Il West Texas Intermediate ha trovato un equilibrio intorno ai 75 dollari.
D'altra parte, il prezzo dell'oro, considerato un bene rifugio, ha mostrato un aumento dell'1,4%. Anche i futures sugli indici USA hanno viaggiato in territorio negativo. Le dichiarazioni del presidente Trump sulla possibilità di porre fine alle relazioni commerciali con la Spagna hanno influenzato direttamente le borse spagnole; nell'iShares MSCI Spain ETF si è registrata una perdita di valore fino al 7%.
Anche i mercati asiatici sono stati teatro di forti vendite a causa dell'effetto della tensione globale. La borsa della Corea del Sud si è distinta registrando il suo calo maggiore dalla crisi finanziaria del 2008, scendendo del 12%. Nella regione, mentre l'indice MSCI Asia Pacific è sceso del 4,5%, le perdite in Giappone sono salite al 4% e a Hong Kong al 2,8%. Anche la borsa indiana ha chiuso la giornata con una perdita del 2%. Il mercato thailandese ha invece sospeso le contrattazioni dopo il calo dell'8% registrato.
Il Bloomberg Dollar Index, che ha mostrato una tendenza al rialzo per tutta la settimana, ha mantenuto il suo andamento forte nelle ore mattutine. Le crescenti preoccupazioni riguardo a una guerra con l'Iran hanno causato anche l'uscita degli investitori da alcuni mercati dei paesi emergenti, dando segnali che il clima di incertezza potrebbe continuare.
Fonte della notizia: 12punto
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