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I prezzi del petrolio continuano a salire

Gli attacchi alle infrastrutture energetiche in Medio Oriente e il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran hanno causato fluttuazioni nei prezzi del petrolio. Mentre Paesi come il Giappone e gli Stati Uniti hanno iniziato a utilizzare le proprie riserve strategiche, l'attenzione è rivolta ai contatti diplomatici nella regione.

I prezzi del petrolio continuano a salire

Il polso del mercato energetico mondiale ha subito un'accelerazione dopo gli attacchi alle infrastrutture energetiche dell'Arabia Saudita. Il petrolio Brent ha guadagnato l'1,2% nei giorni scorsi, avvicinandosi ai 97 dollari, ma in seguito all'annuncio del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran martedì, i prezzi hanno registrato un calo superiore al 10%. Il greggio statunitense è salito fino a 99 dollari al barile.

PERDITA GIORNALIERA DI 600 MILA BARILI

L'agenzia statale dell'Arabia Saudita ha annunciato che gli attacchi alle infrastrutture energetiche in tutto il Paese hanno ridotto la capacità di produzione di petrolio di circa 600 mila barili al giorno. Questa cifra corrisponde a circa il 10% delle esportazioni totali di greggio del Paese. A causa degli attacchi all'oleodotto Est-Ovest che attraversa il Mar Rosso, si è registrata una perdita di capacità settimanale di 700 mila barili al giorno. Il Kuwait, dal canto suo, ha annunciato di aver sventato tentativi di attacco con droni e che alcuni impianti critici erano stati presi di mira.

ATTIVATE LE RISERVE STRATEGICHE

Il Giappone, fortemente dipendente dal petrolio del Medio Oriente, ha iniziato a immettere sul mercato le proprie riserve strategiche a causa delle interruzioni della produzione. Il primo ministro giapponese Sanae Takaichi ha dichiarato che a maggio verranno fornite circa 20 giorni di scorte di petrolio. Gli Stati Uniti, per contrastare l'aumento dei costi energetici, hanno proposto uno scambio di petrolio fino a 30 milioni di barili dalla Riserva Strategica di Petrolio.

PERMANE L'INCERTEZZA SUL LIBANO

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, esprimendo speranza per l'accordo raggiunto con l'Iran, ha dichiarato: "Sono molto ottimista". Tuttavia, il fatto che Israele continui i suoi attacchi a bassa intensità contro Hezbollah, sostenuto dall'Iran, in Libano, dimostra che la tensione nella regione non si è ancora placata del tutto. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha sottolineato che le operazioni di Israele in Libano non fanno parte del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Trump, inoltre, in una dichiarazione sui social media riguardo alla riscossione di pedaggi da parte dell'Iran alle petroliere che attraversano lo Stretto di Hormuz, ha affermato: "Ci sono notizie secondo cui l'Iran starebbe riscuotendo pedaggi dalle petroliere che attraversano lo Stretto di Hormuz. Una cosa del genere non dovrebbe accadere; se sta accadendo, deve essere fermata immediatamente".

In merito alla crisi energetica e di sicurezza regionale, una delegazione statunitense e rappresentanti iraniani si preparano a incontrarsi sabato a Islamabad. Il punto principale all'ordine del giorno della delegazione, guidata da JD Vance, sarà il problema della sicurezza nello Stretto di Hormuz, che è quasi giunto a un punto di stallo dalla fine di febbraio e che sta influenzando un quinto del flusso globale di petrolio e GNL.

Questa volatilità nei mercati petroliferi indica che lo shock dell'offerta e le preoccupazioni per la sicurezza energetica continueranno a rimanere elevati anche nei prossimi giorni.


Fonte della notizia: 12punto

Presidente USA Donald Trump Medio Oriente