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Sentenza della Corte Costituzionale turca a favore di un generale golpista

La Corte Costituzionale ha stabilito che il diritto a un equo processo del generale di divisione Atilla Darendeli, condannato all'ergastolo ostativo per la sua partecipazione al tentativo di colpo di Stato del 15 luglio, è stato violato a causa della limitazione del suo diritto alla difesa.

Sentenza della Corte Costituzionale turca a favore di un generale golpista

La Corte Costituzionale (AYM) ha emesso un'importante sentenza riguardante il generale di divisione Atilla Darendeli, ex comandante del 2° Centro di comando operativo aereo congiunto, condannato all'ergastolo ostativo per la sua partecipazione al tentativo di colpo di Stato del 15 luglio, sentenza poi confermata dalla Corte di Cassazione. 

La Corte Costituzionale ha stabilito che il diritto a un equo processo di Darendeli è stato violato a causa della limitazione del suo diritto alla difesa.

Darendeli, nel suo ricorso alla Corte Costituzionale, ha sostenuto che, nonostante avesse dichiarato di voler presentare le proprie prove durante l'udienza decisiva, tale richiesta non era stata accolta e la sua deposizione era stata raccolta tramite SEGBİS (Sistema di informazione audio e video), portando infine alla sua condanna.

La Corte Costituzionale ha valutato che la decisione del tribunale locale di respingere la richiesta di Darendeli di essere presente fisicamente all'udienza, proseguendo il processo con la motivazione che il SEGBİS non fosse contrario al principio di immediatezza, per poi acquisire le conclusioni del pubblico ministero all'undicesima udienza e pronunciare la sentenza alla tredicesima, costituisce una violazione del diritto a un equo processo garantito dall'articolo 36 della Costituzione.

'NON SIGNIFICA ASSOLUZIONE'

La Corte Costituzionale ha sottolineato che la decisione di violazione non implica l'assoluzione dell'imputato. Nella sentenza si precisa che il nuovo processo, che dovrà essere celebrato per ottemperare alla decisione di violazione, non comporta necessariamente l'obbligo di emettere una sentenza di assoluzione nei confronti dell'imputato.

La Corte ha affermato che, a seguito del nuovo processo, in base alla valutazione delle prove, si potrebbe giungere a un risultato simile o diverso.

Il ricorrente Darendeli aveva inoltre dichiarato che, nonostante avesse richiesto di mettere in discussione l'attendibilità delle testimonianze e di far emergere le contraddizioni, tale richiesta era stata respinta senza motivazione e non gli era stata data la possibilità di interrogare alcuni testimoni, sostenendo che ciò lo avesse posto in una posizione di svantaggio rispetto all'accusa.


Fonte della notizia: 12punto

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