Sentenza contro il sindaco Koçyiğit: 4 anni e 2 mesi di reclusione per 'violenza sessuale'
È arrivata la sentenza nel processo a carico di Cengiz Koçyiğit, sindaco di Mesudiye, accusato di violenza sessuale dopo le elezioni locali, periodo durante il quale si era dimesso dal suo partito rimanendo in carica come indipendente.
Il Tribunale penale di primo grado di Mesudiye ha condannato Koçyiğit a una pena definitiva di 4 anni e 2 mesi di reclusione per il reato di "violenza sessuale semplice", ritenuto provato dalle registrazioni video e dai dati HTS.
Il tribunale ha emesso il verdetto nel processo a carico del sindaco Cengiz Koçyiğit, finito al centro delle cronache per l'accusa di violenza sessuale ai danni di una dipendente comunale nel distretto di Mesudiye, a Ordu. Nell'udienza del 07/04/2026, il tribunale ha respinto le difese dell'imputato e ha emesso la condanna.
Dopo l'appello, la decisione del tribunale locale: "Oltre il semplice molestamento"
Nella seconda udienza tenutasi presso il Tribunale penale di primo grado di Mesudiye, il Pubblico Ministero ha sottolineato che, sebbene le azioni dell'imputato non potessero essere valutate come "reato continuato", l'ultimo episodio era provato da prove concrete.
Nella requisitoria è stato precisato che l'atto di toccamento, durato 17 secondi, superava per durata e natura il livello di "molestia" (sarkıntılık) e configurava il reato di "violenza sessuale semplice".
Il tribunale ha inizialmente condannato l'imputato Cengiz Koçyiğit a 5 anni di reclusione ai sensi dell'articolo 102/1-1 del Codice penale turco.
Valutando il comportamento dell'imputato durante il processo come "buona condotta", il tribunale ha applicato una riduzione di 1/6 ai sensi dell'articolo 62 del Codice penale, riducendo la pena a 4 anni e 2 mesi di reclusione.
Registrazioni video e messaggi di "contatto" come prove
La prova più critica nel fascicolo processuale è stata la registrazione video effettuata segretamente dalla vittima per proteggersi e creare una prova. Dai verbali del tribunale emerge che, nelle registrazioni, l'imputato ha continuato la sua azione nonostante le obiezioni della vittima e il fatto che lei gli avesse morso la mano; inoltre, nei messaggi inviati tramite WhatsApp, l'imputato ha confermato le accuse scrivendo: "Il contatto è indispensabile".
Le dichiarazioni di Koçyiğit, che nella sua difesa ha negato le accuse sostenendo che la vittima avesse mostrato interesse nei suoi confronti, non sono state accolte dal tribunale, che le ha ritenute "volte a sottrarsi alla responsabilità penale".
Nessuna sospensione o riduzione ulteriore
Il collegio giudicante ha stabilito che, data l'entità della pena e la mancanza dei requisiti legali, non vi era luogo a procedere per la sospensione della pena detentiva (art. 51 del Codice penale) o per il differimento della pronuncia della sentenza (art. 231/5 del Codice di procedura penale).
È stata inoltre disposta l'interdizione dell'imputato da determinati diritti ai sensi dell'articolo 53 del Codice penale.
Il percorso giudiziario non è ancora concluso per Koçyiğit, che durante la fase delle indagini aveva annunciato le sue dimissioni dall'AKP "per evitare danni al partito e ai membri del consiglio", continuando tuttavia a ricoprire la carica di sindaco indipendente. Il tribunale ha pronunciato la sentenza specificando che le parti possono ricorrere in appello presso il Tribunale regionale di giustizia di Samsun entro 2 settimane.
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