L'affondo di Numan Kurtulmuş sul processo di apertura: "La politica civile rimarrebbe schiacciata sotto le macerie"! Le dichiarazioni sul discusso "diritto alla speranza"...
Il Presidente della Grande Assemblea Nazionale Turca (TBMM), Numan Kurtulmuş, ha risposto alle domande dei giornalisti durante un incontro per il sahur. Rispondendo alle discussioni sulle elezioni anticipate con un secco "Non ci saranno elezioni anticipate", Kurtulmuş ha affermato che le riforme legislative nell'ambito del processo per una "Turchia senza terrorismo" potrebbero essere all'ordine del giorno dopo la festa. Riguardo al dibattito sul "diritto alla speranza", Kurtulmuş ha precisato che tale istituto non esiste nel sistema giuridico turco, avvertendo che, in caso di fallimento del processo, "la politica civile potrebbe subire gravi conseguenze".
Il Presidente della TBMM, Numan Kurtulmuş, ha incontrato i giornalisti durante un incontro per il sahur, rilasciando importanti dichiarazioni sui temi all'ordine del giorno.
Tra i giornalisti presenti all'incontro figuravano l'editorialista di Halk TV İsmail Saymaz, l'autore di Nefes Aytunç Erkin e Melih Altınok, editorialista del quotidiano Sabah, vicino al governo, che hanno riportato le parole di Kurtulmuş nei loro articoli.
"NON CI SARANNO ELEZIONI ANTICIPATE"
Parlando in modo netto riguardo alle discussioni sulle elezioni anticipate, Kurtulmuş ha dichiarato: "Non ci saranno elezioni anticipate".
In merito al secondo processo di apertura, denominato "Turchia senza terrorismo", e sollecitato sulla sua precedente affermazione secondo cui "è necessario che le riforme legislative vengano discusse dopo il Ramadan", Kurtulmuş ha chiarito le tempistiche del processo:
"L'aspetto più importante del rapporto della Commissione per la Solidarietà Nazionale, la Fratellanza e la Democrazia è stato il fatto che tutti i partiti abbiano trovato un accordo su un testo comune. Questo rapporto funge da tabella di marcia. Nei capitoli 6 e 7 sono state presentate proposte concrete su ciò che può essere fatto. Ora è necessaria una rapida fase legislativa. La mia convinzione è che si debba raggiungere un consenso su un testo comune con l'accordo di tutti i partiti. Per questo motivo, la questione deve essere affrontata senza perdere troppo tempo. Penso che sarà all'ordine del giorno dopo la festa.
Nel sesto capitolo si parla della questione della 'soglia critica' su cui si è trovato un accordo. Come precondizione per procedere con le riforme legislative, è stato stabilito che le forze di sicurezza debbano accertare che l'organizzazione abbia deposto le armi e si sia sciolta. Questo non è un compito del Parlamento, spetterà alle forze di sicurezza. Se emergerà una decisione che attesta progressi in questa direzione, allora si procederà con le riforme legislative."
Riguardo al dibattito sul "diritto alla speranza" per il leader dell'organizzazione terroristica PKK, Abdullah Öcalan, e alle richieste di riduzione della pena per i terroristi del PKK, Kurtulmuş ha affermato:
"Prima di tutto, i partiti devono fare i propri preparativi. Alcuni sono pronti, altri devono ancora completare il lavoro. Ognuno deve maturare la propria visione su quale tipo di riforma legislativa prevedere, in base alle proprie prospettive politiche, per poi negoziare."
"NEL NOSTRO SISTEMA GIURIDICO NON ESISTE IL DIRITTO ALLA SPERANZA"
Alla domanda "Il diritto alla speranza arriverà in Parlamento dopo la festa?", Kurtulmuş ha risposto:
"Nel nostro sistema giuridico non esiste nulla chiamato 'Diritto alla Speranza'. Anche nel rapporto non c'è alcun titolo riguardante il 'Diritto alla Speranza'. Si possono apportare alcune modifiche relative all'esecuzione della pena. Ho delle opinioni personali, ma non voglio esprimere le mie vedute su cosa si possa fare. Perché ciò che conta è che i gruppi parlamentari entrino in gioco e compiano uno sforzo comune."
"SE IL PROCESSO FALLISCE, LA POLITICA CIVILE RIMARRÀ SCHIACCIATA SOTTO LE MACERIE"
A Kurtulmuş è stato chiesto se abbia mai provato "senso di disperazione" riguardo al processo. Rispondendo, ha sostenuto che, in caso di fallimento, la politica civile rimarrebbe schiacciata sotto le macerie:
"Questo lavoro non è paragonabile a quello del 2009, del 2013 o ad altri tentativi precedenti. Se questo processo fallisce, se il muro crolla, la politica civile rimarrà schiacciata sotto questo muro e, Dio non voglia, in caso di fallimento, le condizioni potrebbero trasformarsi in una situazione ancora più grave di quella del 4 agosto 2025 (data di istituzione della Commissione per la Solidarietà Nazionale, la Fratellanza e la Democrazia)."
Fonte della notizia: 12punto
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