Arriva la formula dell'amnistia condizionata per i terroristi del PKK! Cosa prevederà la normativa?
Mentre accelerano i lavori per le disposizioni legali relative al cosiddetto secondo processo di apertura per una Turchia senza terrorismo, nei corridoi politici si discute della possibilità di introdurre una formula di amnistia simile a quella applicata nel 1928 ai sostenitori di Sheikh Said.
Sono emersi nuovi dettagli riguardo alle "disposizioni legali" spesso menzionate nel secondo processo di apertura, architettato dal leader dell'MHP Devlet Bahçeli e portato avanti dal governo con il DEM Parti e il leader dell'organizzazione terroristica PKK, Abdullah Öcalan, processo che il governo ha definito "Turchia senza terrorismo".
Secondo quanto riportato da Başak Kaya di Sözcü, sul tavolo ci sarebbe una proposta di amnistia simile a quella applicata nel 1928 ai sostenitori di Sheikh Said...
In base a questa ipotesi, si sta valutando la possibilità di concedere un'amnistia ai terroristi del PKK che si trovano in carcere o che si preparano a scendere dalle montagne, a condizione che non commettano "nuovi reati" per un periodo di 5 anni.
Viene specificato che coloro che violeranno tale condizione durante questo periodo dovranno scontare il resto della pena e affrontare sanzioni ancora più severe.
Si afferma che potrebbe essere riapplicata una condizione simile a quella prevista dall'amnistia dell'epoca di Sheikh Said, ovvero "non prendere mai più le armi in mano e non commettere nuovi reati o azioni contro lo Stato".
Mentre le possibili disposizioni vengono esaminate in Parlamento, si prevede l'inserimento di una clausola specifica affinché la proposta di legge non includa i membri del FETÖ.
Secondo quanto trapelato, ai soggetti che beneficeranno dell'amnistia verrà imposta la condizione che "l'organizzazione si sia sciolta".
Si riferisce che la commissione istituita in Parlamento ha portato il provvedimento alla fase di proposta e che presenterà il quadro definito alle commissioni competenti.
I partiti, dal canto loro, richiedono modifiche alla legge sull'esecuzione penale, un aggiornamento della legislazione antiterrorismo e l'attuazione delle sentenze della CEDU e della Corte Costituzionale.
Anche l'ex presidente della Grande Assemblea Nazionale Turca (TBMM), Mustafa Şentop, aveva avanzato una proposta importante durante le riunioni della commissione, richiamando l'attenzione sull'amnistia emanata dopo la repressione della rivolta di Sheikh Said.
Şentop aveva valutato che "come nella legge del 1928, invece di un'amnistia definitiva e irrevocabile, si potrebbe procedere con un'amnistia condizionata legata a un periodo di tempo e al monitoraggio di un comportamento conforme alla legge, sotto forma di sospensione dell'esecuzione o dell'indagine/procedimento penale".
Sheikh Said fu condannato a morte dal Tribunale dell'Indipendenza insieme a 47 dei suoi sostenitori e giustiziato a Diyarbakır nel 1925. I gruppi che lo sostenevano furono invece graziati all'epoca a condizione di "deporre le armi, non prenderle mai più in mano, e non compiere atti illegali o rivolte contro lo Stato". La legge garantiva inoltre l'applicazione di pene più severe per chi non avesse rispettato tali condizioni.
Fonte della notizia : 12punto
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