Formazione del Diyanet contro l'abuso sui minori: 'Solo una minima parte degli eventi finisce sui media'
Negli ultimi anni, gli eventi accaduti nei corsi di Corano, spesso al centro dell'attenzione per violenze, abusi e decessi, hanno raggiunto dimensioni preoccupanti. In risposta alle polemiche, la Presidenza degli Affari Religiosi (Diyanet) è intervenuta organizzando, tra il 9 e il 12 dicembre, un corso intitolato "Formazione per formatori sulla lotta contro la negligenza e l'abuso sui minori". Mentre all'interno del Diyanet proseguono le discussioni sull'efficacia e sulla tardività di tali iniziative, l'impunità dei responsabili continua a suscitare indignazione.
Nagihan Yılkın
I corsi legati alla Presidenza degli Affari Religiosi (Diyanet), uno dei maggiori sostenitori delle misure di involuzione nelle politiche educative dell'AKP, insieme alle madrasse controllate da confraternite e comunità e ai corsi di Corano illegali, continuano a operare capillarmente in tutto il Paese. Tuttavia, negli ultimi anni, questi corsi sono finiti spesso al centro della cronaca per notizie di violenze, abusi sessuali e decessi.
Fonti del Diyanet indicano che solo una minima parte di questi eventi viene riportata dai media. “Ciò che arriva ai media è solo una piccola frazione delle indagini e delle inchieste condotte. Ci sono casi molto gravi”, hanno dichiarato le fonti, mettendo in luce la gravità della situazione.
IL PASSO TARDIVO DEL DIYANET
In risposta alle crescenti proteste, la Presidenza degli Affari Religiosi ha organizzato, dal 9 al 12 dicembre, un corso intitolato “Formazione per formatori sulla lotta contro la negligenza e l'abuso sui minori”. Il programma, svoltosi online, è stato inaugurato dal vicepresidente della Presidenza degli Affari Religiosi, il docente Burhan İşleyen. Durante la formazione sono stati trattati temi come “Definizione e ambito del concetto di privacy” e “Il fattore mediatico nella negligenza e nell'abuso infantile”. Il corso, rivolto al personale delle muftì in tutte le 81 province, ha avuto una durata complessiva di 11 ore e 40 minuti.

LE POLEMICHE SULL'IMPUNITÀ
Mentre si discute se queste formazioni siano un passo tardivo, l'assenza di punizioni per i responsabili di eventi che hanno scosso l'opinione pubblica continua a suscitare forti reazioni. Ad esempio, il caso dell'ex muftì Abdulhalim Acar, rimosso dall'incarico a causa degli abusi sessuali sistematici e delle torture subite da 8 bambini presso il Corso di Corano maschile residenziale Hacı Bahattin Evgi di Erzurum, che è stato poi nominato muftì di Altındağ ad Ankara quasi come una ricompensa, alimenta ulteriormente queste polemiche.
Un altro esempio si è verificato presso il Corso di Corano femminile Hacı Menekşe Hatun a Yüreğir, Adana.
L'imam Tarık Karadağ, che insegnava nel corso, era stato accoltellato da M.A., un ragazzo di 16 anni, con l'accusa di aver molestato la sorella quattordicenne. L'indagine avviata in seguito alla denuncia della famiglia si è conclusa con un decreto di archiviazione, mentre la muftì non ha adottato alcun provvedimento nei confronti dell'imam.
Fonte della notizia: Nagihan Yılkın
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