Dura reazione di Mansur Yavaş alle affermazioni di Trump sul '1915': avvertimento all'AKP
Il sindaco di Ankara, Mansur Yavaş, ha reagito all'uso del termine "grande catastrofe" da parte del presidente degli Stati Uniti Trump per descrivere gli eventi del 1915 e ha dichiarato rivolgendosi all'AKP: "Vogliamo ricordare ancora una volta al governo del nostro Paese le sue responsabilità e i relativi impegni presi".
Yavaş ha rilasciato una dura dichiarazione in merito agli eventi del 1915, tornati al centro del dibattito in vista del 24 aprile. Yavaş ha ricordato che il presidente degli Stati Uniti, seguendo le orme dei suoi predecessori, ha ribadito le accuse relative al 1915, pur non utilizzando questa volta il termine "genocidio", sottolineando che questo atteggiamento fa parte di una visione costruita per distorcere la storia.
In un post su X, Mansur Yavaş ha affermato che Trump, come i precedenti presidenti, ha ripetuto le accuse sollevate riguardo agli eventi del 1915.
Sottolineando che, a differenza del suo predecessore Joe Biden, Trump non ha utilizzato il termine "genocidio", Yavaş ha definito la cosa "degna di nota" e ha scritto quanto segue:
"Il presidente degli Stati Uniti Trump, con la sua dichiarazione odierna, ha ripetuto le accuse sollevate in passato dai suoi predecessori riguardo agli eventi del 1915, ma a differenza del presidente Biden, questa volta non ha utilizzato il termine 'genocidio'.
Sebbene questo aspetto sia degno di nota, si osserva che l'atteggiamento generale nei confronti del periodo del 1915 viene mantenuto nelle sue linee principali. In questo modo, anche il presidente Trump continua a condividere una visione volta alla distorsione e alla falsificazione della storia. Dichiarazioni simili sono giunte anche da altri ambienti, come il Canada.
Respingiamo oggi, come in passato, e continueremo a respingere con determinazione in futuro, tali accuse infondate, prive di qualsiasi base storica o giuridica, che prendono di mira la nostra storia, la quale non contiene alcuna pagina vergognosa o oscura per la Nazione turca, e che vengono avanzate esclusivamente per preoccupazioni di politica interna e propaganda degli Stati Uniti e di paesi simili, nonché sotto la guida delle 'lobby del genocidio'.
Il nostro Paese, successore dell'Impero Ottomano, ha intrapreso ogni tipo di iniziativa e sviluppato proposte affinché questo tragico periodo, risultato anche delle politiche provocatorie, incoraggianti e distruttive dell'imperialismo che si intensificarono su scala globale e soprattutto contro il nostro Paese tra il XIX e l'inizio del XX secolo, possa essere chiarito in tutti i suoi aspetti e discusso in modo coraggioso, aperto e sincero. Dopotutto, prima di ogni altra cosa, coloro che hanno perso la vita in questo periodo storico, indipendentemente dal loro credo o gruppo etnico, erano tutti nostri cittadini e li ricordiamo tutti con rispetto.
Sebbene i paesi terzi non abbiano in sostanza il diritto di esprimersi su questo tema, qualsiasi contributo che intendano dare dovrebbe, in sintesi, mirare all'obiettività, all'astensione da provocazioni e al sostegno alla pace, alla serenità e alla stabilità non solo regionale e globale, ma anche al futuro delle relazioni del nostro Paese con l'Armenia.
Nella fase attuale, mentre la natura degli eventi del 1915 e le forze responsabili dietro di essi hanno iniziato a essere discusse e messe in dubbio persino in Armenia negli ultimi tempi, e il loro 'riconoscimento' a livello internazionale è stato persino rimosso dalle priorità di politica estera dell'Armenia, le recenti dichiarazioni provocatorie provenienti principalmente dagli Stati Uniti e da altri ambienti costituiscono una situazione del tutto deplorevole e contraddittoria. Tali approcci provocatori da parte di questi attori terzi rafforzano e supportano le nostre convinzioni che le vere ragioni dietro di essi non siano la pace, la serenità e la stabilità su scala bilaterale e regionale.
Ascoltare gli appelli della Turchia, finora rimasti senza risposta, volti a far emergere nel modo più chiaro possibile tutte le realtà relative al periodo del 1915, in particolare i ruoli provocatori degli attori esterni e il sostegno distruttivo fornito ai gruppi terroristici dell'epoca; superare in modo permanente i problemi tra Turchia-Armenia e, parallelamente, tra Azerbaigian-Armenia, con una mentalità che abbracci il futuro sulla base del buon vicinato, sarà un inizio prezioso per la pace, la prosperità e la serenità bilaterale e regionale dei paesi della regione.
In questa occasione, osserviamo con preoccupazione che il governo del nostro Paese, che aveva dichiarato che sarebbero stati presi i passi necessari in risposta alle accuse di 'genocidio' rivolte alla Turchia il 24 aprile 2021 dall'ex presidente degli Stati Uniti Biden e da altri, non è riuscito a perseguire una politica efficace in merito; infatti, dopo la suddetta dichiarazione, sono stati presi vari provvedimenti in diversi stati degli Stati Uniti a sostegno delle tesi armene.
Vogliamo ricordare ancora una volta al governo del nostro Paese le sue responsabilità e i relativi impegni presi. La nostra Nazione vuole sapere quali contromisure abbia adottato la Turchia dal 24 aprile 2021 a oggi. Poiché il silenzio e l'inazione del nostro governo incoraggiano le politiche degli ambienti armeni e dei loro sostenitori nei confronti del nostro Paese e li spingono a compiere nuovi passi distruttivi.
La Nazione turca ha la coscienza pulita davanti alla storia e non c'è alcun argomento che debba nascondere, coprire o per il quale non possa rendere conto dal passato a oggi. Coloro che dovrebbero fare i conti con il proprio passato sono in realtà coloro che cercano di rivolgere tali accuse alla storia e alla nazione turca. Queste forze, un giorno, non potranno in alcun modo sfuggire al giudizio dell'umanità.
Con questa consapevolezza, dichiariamo ancora una volta a tutto il mondo che respingiamo le dichiarazioni del 24 aprile del presidente degli Stati Uniti Trump, di tutti i suoi predecessori e degli altri leader occidentali, e che i cari figli della Nazione turca, massacrati in quel periodo da bande collaborazioniste con il sostegno di potenze straniere, non saranno mai dimenticati.
Fonte della notizia: 12punto
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