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Accettato l'atto d'accusa per la frana nella miniera d'oro di İliç: richieste pene fino a 15 anni di reclusione

È stato accettato l'atto d'accusa contro 43 imputati in relazione alla frana avvenuta nella miniera d'oro di İliç. Nel documento, si richiedono pene detentive per 43 imputati, tra cui alti dirigenti dell'azienda, 5 dei quali attualmente in custodia cautelare, con le accuse di 'Cagionamento di morte e lesioni per colpa' e 'Inquinamento ambientale colposo'.

Accettato l'atto d'accusa per la frana nella miniera d'oro di İliç: richieste pene fino a 15 anni di reclusione

La Procura della Repubblica di İliç ha concluso le indagini sulla frana avvenuta il 13 febbraio nel sito minerario del villaggio di Çöpler, che ha causato la morte di Adnan Keklik, Kenan Öz, Ramazan Çimen, Uğur Yıldız, Abdurrahman Şahin, Fahrettin Keklik, Mehmet Kazar, Şaban Yılmaz e Hüseyin Kara, rimasti sepolti sotto terra, e il ferimento di İsa Taşdelen e İshak Demir.

Nell'atto d'accusa di 69 pagine, accettato dal 1° Tribunale Penale Pesante di Erzincan, figurano gli imputati in custodia cautelare I.R.G, S.K.S, A.R.K, S.Ç. e Ö.A., oltre a 38 imputati a piede libero.

L'atto d'accusa include i verbali dei sopralluoghi e delle ispezioni, i risultati delle analisi dei campioni di suolo e acqua, le dichiarazioni delle parti lese, le testimonianze dei querelanti, i rapporti forensi, i verbali di esame cadaverico e autopsia, i rapporti del DNA del Gruppo di Medicina Legale di Diyarbakır, le perizie tecniche, le dichiarazioni degli imputati, i verbali di indagine e analisi redatti dalle forze dell'ordine, i documenti relativi a formazione/assegnazione/rapporti sanitari, fotografie, rapporti di misurazione delle emissioni atmosferiche, immagini radar, dati sulle esplosioni, i risultati delle misurazioni della Direzione Generale di Meteorologia, i certificati di autorizzazione VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), i risultati delle misurazioni, i risultati dei test di laboratorio, le licenze e i permessi operativi, i documenti relativi alle notifiche di infortuni sul lavoro e i risultati dei campioni di suolo.

ATTRIBUITA RESPONSABILITÀ A 43 IMPUTATI

Nell'atto d'accusa, che descrive gli sviluppi prima, durante e dopo il giorno in cui si è verificata la frana, si afferma che il collegio di esperti, composto da specialisti in tali incidenti e conoscitori della letteratura di settore, ha presentato le proprie perizie il 23 maggio e il 7 giugno. Dall'esame di tali rapporti, emerge che è stata attribuita una responsabilità a 43 imputati, di cui 12 con colpa primaria e 31 con colpa secondaria.

Nel rapporto peritale contenuto nell'atto d'accusa, si conclude che l'inquinamento ambientale si è verificato a causa del superamento dei valori limite previsti dalle normative vigenti per alcuni parametri. Inoltre, nei verbali di indagine e analisi redatti dalle forze dell'ordine sull'esame dei sistemi radar e delle registrazioni delle telecamere presenti sul luogo dell'evento, si spiega che a partire dall'11 febbraio era iniziato un cambiamento di colore nella parte superiore sinistra, considerata l'area di lisciviazione in cumulo, e che il 13 febbraio tale cambiamento di colore si è intensificato chiaramente verso le parti inferiori.

L'UDIENZA SI TERRÀ IL 17 MARZO

Nell'atto d'accusa si rileva che l'evento costituisce un infortunio sul lavoro ai sensi della normativa e che non vi era alcun elemento di inevitabilità. Si sottolinea inoltre che il meccanismo di gestione del progetto non è stato stabilito in modo corretto ed efficace, che è stato attuato un aumento della capacità denominato Fase 4B, che i progetti preparati contenevano errori di progettazione, che i criteri di progettazione del progetto non sono stati seguiti adeguatamente durante la fase operativa, che i sistemi di allarme erano insufficienti e che, dopo che le crepe hanno emesso segnali di avvertimento, non esisteva un sistema in grado di gestire efficacemente l'evento. Viene inoltre annotato che gli obblighi previsti dalla Legge sulle Miniere e dalla Legge sull'Ambiente non sono stati adempiuti, portando a un aumento della capacità su una topografia in condizioni molto più sfavorevoli dopo la costruzione delle Fasi 1, 2 e 3.

Nell'atto d'accusa, in cui si richiede per tutti gli imputati una pena detentiva da 2 a 15 anni per il reato di "Cagionamento di morte e lesioni per colpa", per il dirigente canadese dell'azienda che gestiva la miniera d'oro all'epoca, I.R.G., insieme a C.Y.D. e K.Ö., viene richiesta inoltre, per il reato di "Inquinamento ambientale colposo", una sanzione pecuniaria o, in caso di effetti permanenti su suolo, acqua o aria, una pena detentiva da 2 mesi a 1 anno.

Si è appreso che la prima udienza del processo si terrà il 17 marzo.


Fonte della notizia: AA

miniera d'oro Procura della Repubblica inquinamento ambientale VIA İliç